
Miracolo
«Vivo sin vivir en mí.»
Soprano, contralto e basso · archi e basso continuo
«Vivo senza vivere in me», scriveva Teresa d’Avila, e forse è questo il Miracolo: che un cuore possa farsi dimora dell’assenza, che il freddo di Purcell custodisca ancora il respiro di un morto, che in Monteverdi da una valle di lacrime salga una esile preghiera.
C'è chi ritorna al gelo, chi chiama una patria perduta, chi come Sances affida agli anni la fedeltà di un nome.
E poi due madri, raccontate da Merula e Liguori, chine sulle culle, con negli occhi l’ombra lontana delle croci; le loro mani sanno ciò che la ragione non osa dire: ogni vita è già una partenza, eppure merita d’essere cullata da una ninna nanna. La musica allora si fa dolce riposo, e persino il cielo tace per ascoltare la voce di una madre che canta.